Chi è JOGTIME

Chi è JOGTIMEâ€?L’evoluzione delle sensazioni e il loro alternarsi costituisce una sorta di orologio naturale che ritma lento o veloce in armonia con il movimento.â€?

Una nuova filosofia con la quale si intende consentire ad ognuno di confrontarsi con se stesso, con le proprie percezioni ed affidarsi a queste più che alla misurazione con strumenti. Una filosofia che prende le mosse dalla scienza.

Nell’ambito del movimento, è abbastanza diffusa l’idea che quello degli esseri umani sia l’esecuzione di un progetto motorio che si crea come una mappa a livello cerebrale. Alcuni studiosi ritengono che nella mappa motoria sia rappresentato lo spazio, altri il tempo oppure le forze. Tutti comunque concordano che vi sia un’immagine mentale del movimento che funziona come una sorta di capitolato edilizio in base al quale si iniziano i lavori e si controlla il loro avanzamento. Tale immagine si forma in base alle informazioni che giungono e partono dal SNC.

L’informazione è veicolata dalla frequenza (quindi, reciprocamente dal tempo) e dall’ampiezza (energia). Il segnale contiene quindi dati relativi al tempo e all’energia.

In fisica queste due grandezze sono canonicamente coniugate, nel senso che il loro il loro prodotto integrato costituisce a sua volta una nuova grandezza chiamata Azione e che noi chiameremo Ergoazione per non ingenerare confusione con l’uso che si fa del termine “azioneâ€? a livello di linguaggio comune. In molti casi l’Ergoazione è misurabile con gli strumenti. Nel caso del movimento del corpo sono stati effettuati alcuni test nei quali è stato possibile misurare l’Ergoazione Meccanica Espressa (EME), trovando che essa è risultata una costante caratteristica di ciascun soggetto, indipendentemente dagli stati condizionali, funzionali, motivazionali e di affaticamento con i quali veniva effettuato il test. Questo fatto straordinario ha permesso la costruzione di modelli matematici attraverso i quali è stato possibile sviluppare alcune ipotesi e una teoria che ci consente di valutare le nostre percezioni e sensazioni che altrimenti rimarrebbero abbastanza indefinite, soggettive e difficilmente controllabili. Il riscontro pratico è stato esauriente e le applicazioni con atleti di rango a portato a successi esaltanti in alcuni sport agonistici come il calcio, il tennis e lo sci. Tuttavia l’Ergoazione trova la sua “naturaleâ€? applicazione nel campo della fitness e del wellness dove ciascuno è contemporaneamente agonista e antagonista e dove le sensazioni non sono condizionate dalle dinamiche della gara e dalle scelte degli avversari.

In questo ambito è stato possibile anche definire l’Ergoazione progettata (Ap) e l’Ergoazione realizzata (Ar) notando come talvolta queste risultassero diverse. Per esempio, abbiamo riscontrato che se una Ar > Ap

allora o Ar è maggiorata in quanto durante il gesto sono intervenute perturbazioni esterne che non hanno permesso il pieno rispetto del progetto motorio o c’è stata una sovrastima delle potenzialità energetiche sulla base delle quali era stato impostato il progetto motorio. In questi casi qualunque sia la causa l’atleta “senteâ€? di aver sbagliato “qualcosaâ€?. Egli ha la sensazione negativa di aver realizzato un tempo superiore a quello previsto con l’impegno energetico fornito: un’Ergoazione eccessiva rispetto al risultato e alle intenzioni.

Al contrario si ha una sensazione positiva se l’Ergoazione realizzata (Ar) è inferiore a quella progettata (Ap). Questo può accadere quando l’atleta sottostima le sue potenzialità che una volta espresse realizzano facilmente il gesto oppure quando l’atleta ha sopravvalutato le contingenze esterne poi risultate scarsamente influenti. In questi casi l’atleta “senteâ€? di aver fatto meglio di quanto prevedeva.

Dal punto di vista matematico, la sensazione risulta proporzionale a log(tp/tr). Essa è quindi positiva se tp>tr e negativa se tp < tr.

Il tempo percepito soggettivamente (tp) e il tempo realizzato oggettivamente (tr) svolgono quindi un ruolo rilevante dal punto di vista delle sensazioni.

L’importanza delle sensazioni.

La maggior parte delle nostre azioni motorie quotidiane avviene in modo semiautomatico. Il movimento del corpo è lasciato sotto il controllo corticale di fondo senza che questo ci impedisca di fare altre azioni. Se non intervengono fatti straordinari, non poniamo alcuna attenzione alle normali alterazioni che sono indotte dallo stato di moto. Solo quando si manifesta qualche fenomeno particolare, per esempio, una sudorazione eccessiva, si riesce a far mente locale su ciò che stiamo facendo e sulla effettiva portata delle sensazioni che stiamo provando. Si scopre così che è aumentato il ritmo cardiaco e la frequenza di respirazione. Tutto normale, ma preferiamo fermarci fino a quando non sentiamo di essere pronti a ripartire. Questo meccanismo di preservazione (inibizione degli eccessi) è naturalmente sviluppato in tutti gli uomini. Esso presenta un livello di soglia somatognotica relativamente basso nei soggetti non abituati alla pratica sportiva. Il sedentario si ferma alla prima avvisaglia di disagio mentre l’atleta “spingeâ€? alla ricerca di una soglia più alta.

Chi fa pratica sportiva si sottopone a controlli periodici per conoscere i propri limiti e sapere in quale misura potrà forzarli e superarli.

Egli lavora a soglia, si abitua a trascurare volutamente i segnali inibitori e cerca di rispettare le tabelle predisposte e protocolli d’allenamento, preparati sulla base dei parametri misurati nei test di laboratorio. Egli controlla gli spazi percorsi, i tempi, la velocità, la frequenza cardiaca ecc… attraverso i più sofisticati strumenti che la moderna tecnologia gli mette a disposizione.

Di fatto l’atleta si disabitua ad ascoltare le sensazioni che prova .

Dal precedente discorso sull’Ergoazione, abbiamo assunto che il controllo temporale sia un buon indicatore per testare le sensazioni e ne abbiamo avuto conferma trovando che alla fine di un training effettuato con tale filosofia i tempi percepiti eguagliavano quelli misurati e i parametri fisiologici risultavano migliorati.

La questione non riguarda solo l’atleta, ma riguarda tutti quando si tratta di ritrovare il piacere del movimento ovvero recuperare l’attenzione a tutte le sensazioni presenti a livello somatico, muscolare, propriocettivo e anche psichico.

L’atleta di rango ha una sua sensibilità per il “gesto giustoâ€? e ne è padrone anche la prima volta che lo inventa. Non tutti però sono atleti di rango e la padronanza del movimento e il piacere che ne scaturisce è importante per tutti.

Tutti attraverso l’allenamento sistematico del controllo del tempo percepito rispetto al tempo realizzato sono in grado di migliorare i loro obiettivi.

Da qui l’idea di creare una gara sportiva e premiare un vincitore come campione di chi partecipa con lo spirito di ritrovare il senso del tempo, il piacere del movimento, la sensazione della propria corporeità.

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